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18 Novembre 2020

Slovenia, dove l’erba è più verde… 1° puntata

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Tre amici con tre bici per tre giorni di bikepacking oltre confine.

Ci sono una bici da corsa, una gravel e una ciclocross. E poi c’è un informatico, un designer ed un archeologo che dopo aver scorrazzato per anni insieme a bordo di scooter elaborati avevano proseguito su strade diverse, chi in Italia e chi all’estero, per ritrovarsi nuovamente uniti da una passione comune: la bicicletta. Questo è l’incipit di un piccolo grande viaggio che dall’adolescenza ci catapulta direttamente nell’età adulta. Tre amici con tre bici diverse per tre giorni di bikepacking oltre confine.

Chat infuocate 🔥

Come dicevano in apertura siamo in quell’età adulta in cui è sempre più difficile rincorrere le proprie passioni, dove il tempo per se stessi e per gli altri, viene (quasi) interamente convogliato dal lavoro o da quei piccoli esseri urlanti chiamati bambini. Quell’età in cui le attività che ci fanno sognare e volare liberi per qualche ora vengono incastrate tra pause pranzo striminzite, lockdown regionali e weekend pieni di impegni, famigliari e non. Quell’età che dietro al velo di razionalità ed educazione sancita dall’anno di nascita in realtà cela il mal di schiena procurato dalla posizione troppo aerodinamica in sella.

“Quanti chilometri al giorno? Quanto dislivello? Ok allora faccio un itinerario A con i passi montani e un itinerario B lungo le ciclabili. Si però non tiratemi il collo eh?!”

Ci ritroviamo così in quest’estate dal sapore strano a scambiarci messaggi sulle chat, usciti da un lockdown fisico e mentale che non ha assopito per niente la nostra voglia di pedalare, fantasticando su possibili destinazioni a cui dedicare qualche giorno delle nostre ferie. Mi diverto a tracciare linee arancioni su Strava e Ridewithgps, analizzando altimetrie e leggendo commenti di altri ciclisti. Optiamo per un luogo che sia abbastanza esotico ma non troppo lontano, con strade amiche dei ciclisti e qualche salita epica per aggiungere un po’ di pepe a questa breve avventura estiva. Decidiamo quindi per la vicina Slovenia, un piccolo paese verdeggiante che da Roma in giù non si fila più o meno nessuno, forgiatore di talenti capaci di dominare il ciclismo contemporaneo. Partiremo dal luogo che ci ha visto crescere, un piccolo paesino veneto a pochi chilometri da Treviso. Uno di noi arriva dalla Svizzera, un altro da Roma e uno gioca in casa. Concordate quindi le date non rimane che preparare le borse e caricare quelle linee immaginarie sui nostri dispositivi. La Slovenia ci aspetta e non vediamo l’ora di pedalare attraverso i suoi boschi e fiumi incantati.

Luoghi metafisici 🙏

È fine luglio, il meteo è dalla nostra parte e col primo treno all’alba partiamo verso la stazione di Cervignano-Aquileia-Grado. Tra i ricordi dell’adolescenza e un resoconto del lockdown il viaggio ha inizio. Iniziamo a pedalare con un bel sole che ci accompagna. Caffè in una piazza deserta di Palmanova e via a pestare sui pedali attraverso il desolato ma affascinante territorio friulano. Passiamo quei borghi tipici della zona che si sviluppano lungo le statali, svuotati dalla calura estiva e da uno spopolamento rampante. Attraversiamo il capoluogo Udine di fretta e dopo qualche drittone tra paesaggi metafisici e cartelli in doppia lingua raggiungiamo il Tagliamento oltrepassata Gemona. Per le prime ore abbiamo tenuto una buona media e novanta chilometri sono già volati via nonostante il peso delle borse e il caldo estivo. Davanti a noi però la vista delle Prealpi Giulieci ricorda che le prime pendenze di giornata stanno per arrivare.


Ciclabili, fiumi e montagne prima di Venzone

Dopo Venzone, uno dei borghi più belli d’Italia che porta ancora i segni del terremoto del 1976, attraversiamo l’enorme ponte che sembra volare sopra il letto prosciugato del Tagliamento e ci fermiamo per qualche foto. Siamo ancora in Friuli eppure il paesaggio tutt’attorno profuma già di avventura e impero austro-ungarico. Le montagne ricoperte di boschi si stagliano sul letto di un fiume bianco che colpisce per la sua calma eterea mentre sinuoso si snoda nella valle che va verso confine. Usciamo dalla strada asfaltata per seguire la ciclovia Alpe Adria che si inerpica verso l’Austria. Sfioriamo pozze d’acqua cristalline nascoste tra le rocce, pedaliamo su strade tortuose e sentiamo che il valico di confine si avvicina. Difatti approcciando Resiutta, piccolo borgo della Val Resia, lasciamo la ciclabile per salire verso Sella Carnizza, un passo alpino che strizza l’occhio allo Zoncolan quasi ne fosse un lontano cugino, con rampe al 18% e una strada stretta tra faggete secolari che ci porterà verso il vecchio confine di Uccea. Siamo pronti per salire quando un cartello al lato della strada ci fa sobbalzare: “Strada per Uccea chiusa per lavori”. Dopo un primo sussulto e qualche maledizione decidiamo di consultare le mappe per trovare un’alternativa. Bisogna tornare a Tarcento e allungare di 40km, impossibile! Ma il Dio dell’avventura ci stava aspettando e difatti qualche istante dopo ecco sbucare da un tornante il classico local che ti svolta la situazione: “Ci sono gli operai lungo la strada ma con le bici si passa!”. Veloce sguardo d’intesa coi fioi e ripartiamo di gran foga verso la salita.

Quello che non ti aspetti quando pianifichi un viaggio.

Avverto i miei compagni di viaggio dai quadricipiti ben allenati di non aspettarmi e difatti, appena la salita inizia a spingere oltre il 10%, li perdo di vista ed inizia quella strana sensazione che ti catapulta in un istante dal piacere del viaggio al dolore fisico e mentale che vorrebbe farti tornare indietro. Con grande calma avanzo verso la cima e tengo sotto controllo il gps con il profilo della salita. È l’una di pomeriggio e siamo in piena estate, sicuramente non il momento migliore per scalare una salita del genere con la bici carica. Sulla carta infatti erano solo 7km e meno di 800m di dislivello ma come immaginavo sulle rampe al 18–20% mi tocca scendere e spingere. Nonostante ciò, zuppo di sudore e affaticato mi godo il momento. Non c’è nessuno nelle vicinanze e per diversi minuti riprendo fiato respirando in simbiosi con questi faggi secolari che sembrano abbracciarmi. “Sono solamente di passaggio, non voglio disturbarvi”, bisbiglio e continuo. La fatica ancora una volta mi mostra il lato più debole e vulnerabile della mia persona. Dentro di me penso che ogni tanto fa proprio bene uscire fuori per vedersi dentro.

Sella Carnizza e la strada verso il confine di stato
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Continuo così per un po’, tra qualche faticosa pedalata e qualche spinta fino a quando non ritrovo i miei compagni di viaggio che mi stavano cercando. Mi attacco alle loro ruote per gli ultimi metri e dopo qualche presa in giro meritatissima finalmente arriviamo in cima a Sella Carnizza. Un posto che sicuramente ricorderò! Foto di rito sotto il cartello e dopo aver ripreso fiato ed esserci rifocillati alla baita di Stauli Gnivizza scendiamo verso il confine di Uccea, uno di quei non-luoghi antropizzati che oramai sono stati dimenticati dal mondo moderno e che raccontano di un passato tanto vicino quanto lontano. Quello di un’altra Europa di cui spesso ci dimentichiamo. Un’Europa meno solidale, che costruiva muri e confini, ma che allo stesso tempo era più unità nelle sue differenze culturali e linguistiche. Passato così il GPM di giornata pedaliamo con ritrovate energie tra boschi sempre più verdi, costeggiando la valle del fiume Soča(Isonzo in italiano), scattando foto e godendoci questi ultimi chilometri verso Bovec, la nostra destinazione per la prima giornata di viaggio.

Il confine di Uccea e il fiume Isonzo
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…e questo è solo l’inizio. Ci vediamo sempre su Pedaling alla prossima tappa di questo fantastico viaggio. 

🙂

Enrico Fioraso

Veneto, ma come si suol dire cittadino del mondo. Papà da poco, ciclista appassionato e ogni tanto designer. Dopo aver vissuto per parecchi anni con valigia e laptop in mano tra le capitali europee e l’Australia ho fatto ritorno in Italia inseguendo il sogno di una vita, vivere facendo sport. Da backpacker a bikepacker il passo è stato breve. Come responsabile della logistica e poi trip leader per un grande tour operator americano ho portato centinaia di clienti in tour in bici tra l’Italia, l’Europa e il Sud America. Grazie a queste due ruote tanto semplici quanto geniali infatti ho potuto pedalare in posti unici come Angkor Wat o la Patagonia, riscoprendo il piacere di viaggiare leggeri, di esplorare nuovi territori e di lasciarsi andare. Come in una lunga discesa dove puoi alzarti dal manubrio e assaporare il momento.

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