Non importa se se si pedala lenti, se invece si è infuocati dall’ebbrezza del procedere veloce, se ci si ferma una o tante volte, per ammirare un luogo, ascoltare la musica della natura, annusarne i profumi.
Il viaggio non sempre si può misurare in chilometri, in ore di sella, nel dislivello.
A noi piace ricordarlo per la piacevolezza che ha lasciato, agli aneddoti che ci piace raccontare, al seme che ha piantato e che genererà altri viaggi.
Basta che le ruote siano tonde: sappiamo cosa significa 18, 27,5 e 29. Questo può aiutare, ma non deve essere l’ingrediente principale o una barriera mentale verso gli altri ciclisti.
In fondo la bici è ancora molto simile a quella di Coppi o di Gimondi o di Pantani: un triangolo infulcrato fra due leve per spingere sui pedali, pedaling appunto.
Perché in tutte le lingue lo si capisce.
E quando ci si siede sul sellino e si inforca il manubrio, facciamo iniziare il viaggio. In quel momento siamo tutti uguali.
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